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Hortus propone “Tradizione in comunità”

Evento conclusivo della stagione estiva dei giardini delle Officine Culturali

Un modo come un altro per chiudere in bellezza la stagione degli eventi estivi di Hortus. Una giornata dedicata alla condivisione, all’inclusione e alla multiculturalità.

Questo in sintesi il significato dell’evento “Tradizione in comunità”, in programma presso Hortus, i giardini delle Officine Culturali “Peppino Impastato”.

Si tratta di un’iniziativa che prende le mosse fin dal pomeriggio di sabato 3 ottobre, per richiamare la tradizione gastronomica e agro-artigianale della città di Gravina, con i laboratori dedicati alla preparazione della salsa, della composta e della realizzazione dello scanno, ma non solo.

Il programma non è incentrato solo sulla tradizione gravinese, ma intende allargare i propri orizzonti, aprendosi a culture e tradizioni diverse dalla nostra, in un “melting pot” fatto di contaminazioni, “con attività inclusive, stand gastronomici e preparazioni che racconteranno culture e tradizioni culinarie diverse” -spiegano gli organizzatori dell’iniziativa, che prevedere uno showcooking di piatti tradizionali a cura di Gianfranco Pellicciari e che dalle ore 19 aprirà gli stand gastronomici dal mondo. Dalle ore 20 poi spazio alla musica, con il folk proposto da Michele Pio Leone, Maria Lorusso, Giusy Reale e Leonardo Napoli.

Una festa ed un evento che- concludono dalle Officine Next- rappresenta “un’occasione per stare insieme attraverso il cibo, le attività condivise e l’incontro tra tradizioni, creando uno spazio accogliente per bambini, famiglie e comunità”.

Alla manifestazione porteranno i propri saluti istituzionali il sindaco Fedele Lagreca e il consigliere Carlo Loiudice che ha così commentato l’iniziativa: “L’inclusione acquista un significato concreto quando riusciamo a creare occasioni nelle quali ciascuno possa partecipare alla vita della comunità e sentirsi parte di essa – dichiara il consigliere Carlo Loiudice – trovo particolarmente significativo che in questa giornata si parta dalle nostre tradizioni, per poi aprirsi alle culture presenti nella nostra comunità. Vedere come viene preparato un piatto appartenente a un’altra tradizione, comprenderne la storia e condividerlo attorno allo stesso tavolo rappresenta una forma autentica di conoscenza e di rispetto. Il cibo può diventare un linguaggio comune attraverso il quale valorizzare le differenze culturali e creare relazioni tra persone che vivono lo stesso territorio. Un ringraziamento alle cooperative che hanno aderito, a quelle che hanno organizzato e alle associazioni presenti e con cui abbiamo avviato una importante interlocuzione nel cantiere dell’inclusione e degli spazi pubblici aperti a tutti”.