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A Bari, Benedetto (Fondazione Einaudi): “Burocrazia grande male del Paese, rendiamo l’Italia una Zes”

“Ci sarà un partito politico che alle prossime elezioni non prometterà agli italiani il reddito di cittadinanza o la pensione anticipata, ma di riformare la burocrazia, di tagliare la spesa inutile per finanziare i tagli di tasse e di abbattere il debito pubblico?”. È ciò che si chiede il presidente della Fondazione Einaudi, Giuseppe Benedetto, nel suo nuovo libro “Liberale è. Predicare inutilmente” (Rubbettino). Con la prefazione dell’economista Carlo Cottarelli, il volume – presentato al Circolo della Vela di Bari, con l’avvocato Emilio Toma – affronta un viaggio dentro le contraddizioni più profonde dell’Italia.

“All’inizio degli anni ’90 il debito era già intorno al 124% del Pil, adesso siamo al 137%”, spiega Benedetto. “È impossibile ridurre il rapporto tra debito pubblico e Pil se continuiamo a crescere dello 0,5%. Negli ultimi dieci anni la Grecia ha ridotto il rapporto tra debito e Pil di 50 punti percentuali, con una crescita intorno al 2%; il Portogallo, con lo stesso tasso di crescita, ha ridotto questo rapporto di 40 punti percentuali; Cipro lo ha fatto di 55 punti percentuali, con una crescita del 3,5%. L’unica eccezione è la Spagna che comunque, negli ultimi anni, dopo il Covid, ha ridotto il rapporto debito/pil di undici punti percentuali. Da noi invece il debito continua a crescere, non riusciamo a ridurlo nemmeno di un punto percentuale”.

E allora, si chiede Benedetto, quali riforme servono per far crescere l’economia? “In primis, ridurre la burocrazia. Ad esempio, le Zone economiche speciali (Zes) ideate per il sud e per alcune regioni del centro Italia, che comportano semplificazioni burocratiche per le imprese che investono nell’area, funzionano. Partiamo da lì, rendiamo l’Italia tutta una Zes. Poi bisogna ridurre il peso della pressione fiscale, ma per farlo deve diminuire anche il peso della spesa. L’anno scorso la pressione fiscale è arrivata al 41,1% del Pil e se guardiamo il documento di finanza pubblica, pubblicato qualche settimana fa, si rimane al 43% fino al 2029.

La Spagna, che l’anno scorso è cresciuta del 3%, ha una pressione fiscale di sei punti percentuali di Pil più bassa. Se chiedete a un’impresa dove preferisce investire, questa ti risponderà che va dove le tasse sono minori. Per questo non riusciamo ad attirare capitali esteri”.

Convinto che nessun governo si assumerà mai la responsabilità di fare le riforme di cui ha bisogno il Paese, perché impopolari, Benedetto ritiene che l’unica soluzione percorribile sia oggi quella di istituire una nuova Assemblea costituente: composta da cento membri di alto spessore eletti dai cittadini e non ricandidabili alle successive elezioni politiche.

Un luogo nobile, parallelo al Parlamento e in carica per un tempo predefinito, in cui lavorare per una riforma organica della seconda parte della Costituzione, sospendendo temporaneamente le appartenenze partitiche.